I giorni delle statue

Luca Sofri si chiede – legittimamente – perché alcuni dovrebbero avere il diritto di abbattere alcune statue ma non altre. E se invece le abbattessimo tutte?

Le statue, altrimenti, sarebbe proprio meglio non farle. Le vite di molte persone hanno cose nobili ed eccezionali che è giusto considerare tali e ammirare, ma lo si può fare tranquillamente e meglio senza statue: quelle persone non ne hanno bisogno – sono morte – e le statue servono in modesta parte a tramandare degli esempi e dei modelli in maniera sbrigativa ed efficace. Ovvero dire a tutti “questa cosa che questa persona ha fatto è una cosa buona, da imitare e prendere a modello”: allo stesso modo con cui lo può fare in maniera più approfondita e meno efficace un libro, un insegnamento scolastico, o la sua stessa opera palesemente ammirevole. Le statue sono una forma di informazione, ma straordinariamente superficiale e pigra. Sono anche una rivendicazione, un’esibizione di appartenenza, per alcuni: poter segnare un punto per quello che la statua rappresenta, spesso in contrapposizione ad altro – una conquista patriottica, una grandezza scientifica, una bravura letteraria – e che si condivide. Ma queste sono inclinazioni che sarebbe utile disincentivare invece che incentivare, quelle di usare ogni cosa per segnare un punto per sé e per il proprio apparato di espressioni di sé.
I giorni delle statue – Wittgenstein

Montanelli e le accuse che nemmeno la sua penna riuscirebbe a ribattere

Che era stato pedofilo e razzista già si sapeva. Che avesse continuato a esser fascista è ben continuare a ribadirlo e a documentarlo.

Tutto questo può definirsi un simbolo di libertà, un esempio per l’Italia, una figura da idolatrare con simboli fisici come può essere una statua? La risposta è no, e lo è ancora di più oggi, nelle settimane in cui finalmente la sollevazione antirazzista partita dagli Stati Uniti con la morte di George Floyd ha assunto un carattere globale. La statua di Montanelli, già ingombrante in una città a cui piace raccontarsi come paladina dei diritti civili e che peraltro ha fatto erigere quella statua solo una manciata di anni fa, diventa ancora più ingombrante oggi. Se la statua vuole raccontarci il lato eccezionale del giornalista Montanelli e farne un’icona, la sua imbrattatura fa parte dello stesso processo di analisi del personaggio, un’analisi critica volta a svelarne i lati oscuri. La statua sporcata di rosso che abbiamo visto nelle scorse ore è allora forse il miglior modo di consegnare alla memoria la figura di Indro Montanelli: una persona che ha fatto la storia culturale dell’Italia del Novecento, ma una persona con tante macchie indelebili.
Montanelli e le accuse che nemmeno la sua penna riuscirebbe a ribattere – Wired

The lure of fascism

Historia magistra vitae: che cosa possiamo imparare oggi dalla nascita dei totalitarismi del XX secolo.

I see two particular dangers. The first is the most obvious: the increase in Right-wing authoritarianism. But I’m also worried about a growing tendency on the Left: the idea that, in order to regain majority support, it’s necessary to adopt nationalist polices. This might be true, but it’s also playing with fire. Some, with roots in the traditional Labour movement, seem to think that, as long as they support trade unions and pro-poor policies, they are on the side of the righteous – whatever else they believe – and that this grants them moral immunity from criticism. But we have seen this combination of views before. It was the starting point for both Mussolini and Mosley, and possibly even for Hitler.
An acceptable nationalism would have to be tempered by liberalism. It would also need to be held in check by democracy that strongly supports the rights of the minority. We should never accept the argument that the intermediate institutions of government and civil society are standing in the way of the will of the people. On the contrary, they must be supported and strengthened. This is our best chance of keeping the unthinkable unthinkable.
The lure of fascism – Aeon

Liberare gli oppressi

Il Potere ha capito che controllare con la repressione provoca la ribellione. Sicché ora punta tutto sull’altro strumento formidabile: l’ignoranza. E ha convinto gli oppressi che l’ignoranza è un merito.

Quelli che vengono oggi chiamati “populisti” e che a me sembrano solo sfruttatori e coltivatori dell’ignoranza per i propri interessi di autopromozione e potere, hanno annullato le ambizioni progressiste di dare a tutti le opportunità di conoscere e capire le cose, e di diventare così parte del “potere”, con una predicazione che ha raccontato e racconta a quelle persone una scorciatoia ingannevole e fallimentare: non avete bisogno di strumenti né di occasioni né di opportunità, andate bene così. Avete ragione, in quanto popolo, in quanto voi stessi. E se fallite, è colpa di qualcun altro, e dovete incazzarvi: non capire. Il populismo coltiva l’ignoranza delle persone e se ne serve proprio come faceva l’aristocrazia di un tempo. E gli oppressi di oggi – gli “oppressi della coscienza” – sono le vittime dell’informazione bugiarda e dei modelli culturali mediocri, che siano promossi da giornali, libri, programmi televisivi, musica, influencers, o eccetera.
Liberare gli oppressi – Wittgenstein

La conquista dell’America

Un articolo pubblicato ben prima della morte di George Floyd, ma sempre attuale. E destinato a restare attuale ancora molto a lungo, purtroppo.

Nella maggior parte dei casi i neri combattevano da soli. Ma non combattevano mai solo per se stessi. Le sanguinose lotte per la libertà del movimento per i diritti civili dei neri gettarono le basi di tutte le altre lotte per i diritti civili dell’era moderna. I fondatori bianchi degli Stati Uniti avevano stilato una costituzione non democratica che emarginava le donne, i nativi americani e i neri, e non avevano garantito il voto e l’uguaglianza a tutti gli americani. Le leggi nate dalla resistenza dei neri hanno invece liberato tutti e vietato qualsiasi discriminazione basata non solo sul colore della pelle ma anche sul sesso, sulla nazionalità, sulla religione e sulle abilità. È stato il movimento per i diritti civili, nel 1965, a portare all’approvazione dell’Immigration and nationality act, che modificò il sistema delle quote per gli immigrati, un sistema pensato per mantenere bianco il paese. Grazie agli americani neri, oggi gli immigrati di ogni colore provenienti da tutto il mondo possono entrare negli Stati Uniti e vivere in un paese dove le discriminazioni non sono consentite dalla legge.
La conquista dell’America – Internazionale